Ascoli Piceno si è vestita di colori e tradizioni dal mondo. Domenica 27 settembre, la cittadina marchigiana ha accolto con calore le comunità immigrate del territorio per celebrare la Festa dei Popoli, un inno alla fraternità e all’incontro.

L’anima dell’evento, ospitata all’interno del suggestivo Chiosco San Francesco, si è aperta con il saluto del sindaco Marco Fioravanti, seguito da un intenso momento interreligioso. Introdotto da Giorgio Rocchi della Caritas Diocesana, l’incontro ha visto la partecipazione corale di numerose confessioni — Monsignor Gianpiero Palmieri per la Chiesa Cattolica, l’Imam Mustapha Batzami per la Comunità Musulmana, Sonia Bali per la comunità Induista, il Protopresbitero Anatoliy Grytskiv per la Chiesa Ortodossa, Laura Mocchegiani per l’istituto Soka Gakkai e Nicolae Simion per la Diocesi Romena Ortodossa, i cui rappresentanti hanno sottolineato all’unisono l’urgenza assoluta della pace, principio fondamentale e irrinunciabile per ogni autentico fedele.

Nel prendere la parola, Monsignor Palmieri ha voluto offrire alla platea una riflessione profonda e necessaria, mettendo in guardia contro le derive di chi strumentalizza il fattore sacro: “Talvolta chi decide la guerra prende le distanze dalla propria tradizione religiosa, o addirittura la manipola e la altera affinché serva da base per le proprie azioni criminali. Noi oggi prendiamo le distanze da tutto questo”.

Il Vescovo ha aggiunto con forza: “Noi vogliamo la pace sempre, la vogliamo comunque, perché tutto è salvo con la pace e tutto è perduto con la guerra. Ed è per questo che insieme preghiamo: sia per affidare tutto a Dio, sia per testimoniare che le nostre tradizioni vogliono la pace, che è il grande sogno di Dio”. La riflessione si è conclusa con una toccante preghiera cantata dallo stesso Monsignor Palmieri.

La seconda fase dell’evento ha lasciato spazio alla festa e alla bellezza delle culture attraverso spettacoli di musica, canti, balli e sfilate tradizionali.

A inaugurare il palco è stato il duetto italo-ucraino Ad’davère, formato da Moreno Pinti (abruzzese) e da sua moglie Olha Vakulich, che hanno incantato il pubblico con un repertorio in lingua ucraina e brani della tradizione d’Abruzzo. La scaletta è proseguita con le note classiche e raffinate di un pianista polacco dell’Associazione Italo-Polacca Ludoteka Wojtek, con sede ad Ascoli Piceno, capace di emozionare la platea con un’esecuzione impeccabile.

La comunità filippina ha poi trasportato il pubblico oltre i confini europei grazie a una speciale interpretazione canora, a un video suggestivo e, soprattutto, a una coinvolgente danza con i bambù, in cui i ballerini hanno dato prova di straordinaria forma fisica, coordinazione e precisione.

È stata poi la volta della Romania, la comunità straniera più numerosa d’Italia con circa un milione e settantatremila residenti (2.323 presenze nella sola provincia di Ascoli Piceno), legata all’Italia da una profonda vicinanza culturale e linguistica. La comunità rumena ha offerto momenti corali e solistici di grande impatto, culminati nella potente e suggestiva esibizione vocale di Diana Rotaru. La performance è stata introdotta da un video sulle bellezze e sulle ricchezze custodite dal Paese. Il tutto è stato curato da un gruppo di connazionali insieme a Nicu Simion, Cristina Matrache e Oana Sparlea, responsabile per i contatti con la stampa.

Dall’area del palco, la festa si è poi trasferita nello spazio aperto del chiosco, trasformandosi in un grande abbraccio collettivo. Ci si è scatenati nei balli e si è sfilato indossando gli abiti tradizionali di Romania, India, Venezuela, Polonia, Ucraina e di Paesi africani.

È stato un momento di autentica aggregazione e condivisione, in cui si è potuto sperimentare concretamente il valore dell’“altro”, inteso non come estraneo, ma come l’“altro come me”, secondo la celebre definizione del filosofo francese del Novecento Emmanuel Levinas. La sua filosofia ci ricorda che l’essere umano non è una semplice copia dell’io, ma qualcuno che ci interpella, risvegliando in noi una profonda responsabilità etica.

Ieri, alla Festa dei Popoli, si è gridato alla pace, alla fratellanza e a quella ricchezza che l’incontro con il prossimo sa regalare. Ci si è concentrati su ciò che unisce piuttosto che su differenze che, seppur esistenti, rimangono marginali rispetto al comune desiderio di armonia, rispetto e accoglienza.

E in fondo, quella di ieri non è stata soltanto una festa, ma una forma di restituzione reciproca. I popoli presenti ci hanno accolto tra loro aprendoci le porte delle proprie tradizioni: ci hanno offerto i sapori autentici delle loro terre, ci hanno invitato a ballare, ci hanno stretto la mano guardandoci dritto negli occhi. Un’ospitalità sincera e urgente, nata dal bisogno profondo di dire grazie per l’accoglienza ricevuta, a loro volta, nel nostro Paese, e di gettare insieme le basi per il domani.

Scegliendo di mostrarsi per ciò che sono davvero, una straordinaria linfa vitale e non un problema, ci hanno ricordato che la diversità è una risorsa viva. E così, arricchiti nello spirito e nel cuore, i partecipanti hanno salutato la Festa dei Popoli con una certezza: l’appuntamento è già fissato all’anno prossimo, con l’augurio di essere ancora di più, per continuare a costruire insieme questo meraviglioso ponte tra i mondi.

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Sono Ana

In questo spazio voglio raccontarvi storie vere, storie di persone che lavorano con le mani e con il cuore, che non si arrendono mai. Gente che, con passione e determinazione, ogni giorno costruisce il futuro delle Marche. Mani nelle Marche è un viaggio attraverso le comunità, quelle che, senza clamore, tendono la mano a chi è in difficoltà, convinte che nessuno debba restare indietro. Parlerò dell’altruismo di chi non si ferma, della forza di chi affronta le sfide quotidiane con il solo desiderio di fare la propria parte. Perché in queste terre, la voglia di farcela è il motore che muove tutto. E sono queste storie autentiche che voglio raccontarvi, storie che meritano di essere conosciute.  

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