Con l’inizio di giugno, San Benedetto del Tronto è entrata nel vivo della stagione estiva con un calendario di iniziative culturali che ha animato la città e il lungomare. Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo si è confermato il Festival dell’Arte sul Mare, che nel 2026 ha celebrato i trent’anni di “Scultura Viva”, il simposio internazionale avviato nel 1996 e alla base del MAM – Museo d’Arte sul Mare.
Il museo si è sviluppato lungo il molo sud e rappresenta oggi una delle più ampie gallerie d’arte a cielo aperto d’Italia. Il percorso raccoglie circa 240 opere tra sculture, bassorilievi e murales, trasformando la passeggiata sul mare in un’esperienza continua tra creatività e paesaggio. Tra le opere simbolo spicca il bronzo dedicato al “Gabbiano Jonathan Livingston”, realizzato da Mario Lupo.
Nel tempo, il MAM ha consolidato la propria funzione culturale, facendo dialogare arte contemporanea e paesaggio adriatico e trasformando il molo sud in un museo permanente a cielo aperto.
L’edizione 2026, dal titolo “Trenta”, si è svolta dal 4 al 13 giugno e ha celebrato l’anniversario con la partecipazione di sei artisti di spicco della sezione “Scultura Viva”: Franco Daga, Norbert Jäger, Susanne Paucker, Claudia Zanaga, Giuseppe Straccia e Valentino Giampaoli. Gli artisti hanno realizzato nuove sculture in pietra della Majella destinate ad arricchire il patrimonio del museo.
Dal 4 giugno gli scultori si sono ritrovati al molo sud e hanno avviato la lavorazione delle opere, completate in vista dell’inaugurazione del 13 giugno. Il caldo intenso non ha fermato il lavoro degli artisti, osservati con curiosità dai passanti.
La presenza degli scultori ha attirato l’attenzione del pubblico, e ho avuto modo di avvicinarmi per raccogliere alcune loro testimonianze.
Franco Daga, artista italo-australiano, ha presentato “Sirena che suona le launeddas”, strumento tradizionale sardo che richiama le sue origini familiari e il legame con l’infanzia trascorsa sull’isola. Già presente con altre opere sul molo, ha confermato con questa nuova partecipazione il riconoscimento del suo percorso artistico.
Claudia Zanaga, attiva tra Padova e Carrara, ha proposto “Attesa”, dedicata alle rettaie. L’opera, costruita come una meridiana, ha sostituito il puntello con due volti femminili rivolti in direzioni opposte, riflettendo sul tema del tempo e sul ruolo delle donne nella filiera della pesca, oggi profondamente cambiato.
Susanne Paucker, artista berlinese che vive a Carrara, ha presentato “Sapore di mare”, omaggio ai gatti del molo, già protagonisti della sua osservazione durante una precedente edizione del festival. L’opera ha raffigurato un gatto con un pesce in bocca, elemento ricorrente nella vita quotidiana del porto.
Norbert Jäger, originario di Amburgo, ha presentato “Light Catcher”, che ha indagato il rapporto tra materia, forma e percezione. L’opera ha invitato a riflettere sul rapporto tra uomo, natura e ambiente, trasformando la scultura in uno spazio di contemplazione.
Hanno completato il percorso “Rosa dei venti” di Giuseppe Straccia e “Spazio” di Valentino Giampaoli. Quest’ultima ha esplorato il concetto di vuoto e limite, traducendo l’invisibile in forma scultorea e dialogando con il contesto aperto del molo, dove vento e luce sono diventati parte dell’opera.
Straccia, tra gli autori più presenti nel museo, ha sviluppato una ricerca basata su geometrie essenziali e sull’indagine dello spazio. La sua opera è stata letta come una costruzione di equilibri tra pieni e vuoti, in cui la forma non è mai stata solo elemento statico, ma tensione percettiva e relazione con l’ambiente circostante, in dialogo diretto con la luce e con l’apertura del contesto marino. (fonte: scheda artistica del Festival dell’Arte sul Mare / MAM – Museo d’Arte sul Mare)
La serata conclusiva del 13 giugno ha registrato una partecipazione di numerose persone tra cittadini e visitatori, confermando il forte radicamento del festival nel tessuto culturale cittadino. La musica jazz dei “Percorsi Obliqui” e le nuove opere hanno dato forma a un momento corale, in cui il lavoro degli artisti confermati, l’impegno degli organizzatori e l’accoglienza della città si sono intrecciati in un unico racconto condiviso.
Il festival si è confermato così il risultato di una collaborazione virtuosa tra creatività internazionale, progettualità culturale e una comunità che nel tempo ha saputo riconoscere e valorizzare il proprio lungomare come spazio d’arte. A tutti i partecipanti e agli organizzatori è andato il merito di aver reso possibile un’edizione che non si è limitata a celebrare un anniversario, ma ha rinnovato un’identità collettiva.
Visitare il Molo Sud e il Museo d’Arte sul Mare ha significato attraversare un paesaggio in cui l’arte non è stata semplicemente esposta, ma vissuta: un percorso in cui mare, luce e scultura si sono trasformati nello sguardo di chi passava.
E forse è proprio in questo dialogo aperto tra opera, natura e città che il festival ha continuato a trovare il suo senso più autentico, lasciando la sensazione che qualcosa resti ancora da scoprire, appena oltre l’ultima scultura.















































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