San Benedetto del Tronto, il tempo del cambiamento: il metodo e la visione di Nicola Mozzoni  

Con la recente elezione di Nicola Mozzoni alla guida del Comune di San Benedetto del Tronto, si apre una nuova fase amministrativa per una delle città più importanti della costa adriatica marchigiana. Il programma elettorale del nuovo sindaco affronta temi centrali per la vita della comunità: sicurezza e decoro urbano, scuola e giovani, turismo ed economia, welfare e qualità della vita. Si tratta di un progetto ambizioso, che mira a rispondere alle esigenze di una larga parte della popolazione e che richiederà metodo, capacità amministrativa e importanti risorse economiche per essere realizzato.

Il blog per il quale scrivo racconta storie autentiche di vita e di lavoro nel territorio marchigiano e nelle aree limitrofe. Per questo motivo ho voluto dedicare spazio al nuovo sindaco di San Benedetto del Tronto, una figura che viene generalmente riconosciuta come appassionata, competente e animata da una sincera volontà di contribuire al bene della propria città.

Nicola Mozzoni è, in un certo senso, “figlio d’arte”. Suo padre, Domenico Mozzoni, ha ricoperto con merito il ruolo di assessore al Turismo e al Commercio nel 2006, entrando a far parte della prima giunta guidata da Giovanni Gaspari. Non ho avuto modo di conoscere personalmente Domenico Mozzoni, ma dalle testimonianze e dalle informazioni raccolte negli anni emerge il ritratto di una persona positiva, disponibile e sorridente, qualità che sembrano aver lasciato un segno anche nel figlio. Durante questa intervista, infatti, Nicola Mozzoni ha dimostrato cordialità, disponibilità all’ascolto e un atteggiamento aperto e accogliente, mettendomi subito a mio agio nel corso del colloquio.

La conversazione si apre con una domanda personale: come si sente nei panni di sindaco e quali sono le sue prime impressioni dopo l’insediamento?

«Va bene», risponde. «Il lavoro è tanto, ma me lo aspettavo. Bisogna affrontarlo nel modo giusto».

Durante il colloquio il telefono squilla. Il sindaco si scusa: «Mi perdoni, è mio figlio e devo rispondere». Dall’altra parte si sente una voce chiedere: «Papà, posso non andarci oggi?». Probabilmente a scuola, immagino. La risposta arriva con dolcezza ma senza esitazioni: «No, papà, devi andare». Una scena semplice, ma significativa. Un padre capace di essere affettuoso e allo stesso tempo fermo nelle proprie decisioni lascia intuire alcune qualità che possono rivelarsi preziose anche nell’amministrazione di una città.

Entrando nel merito del programma elettorale, il primo tema affrontato è quello della sicurezza.

Negli ultimi anni i dati del Ministero dell’Interno mostrano che in Italia la criminalità complessiva non segue una crescita strutturale. L’andamento dei reati appare nel complesso stabile, con oscillazioni tra diverse tipologie di illecito, senza evidenziare un peggioramento costante del fenomeno.

Perché, allora, la sicurezza continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni dei cittadini? Si tratta soprattutto di una percezione o di un problema reale?

«Sulla questione della sicurezza c’è sicuramente una grande attenzione mediatica, ma esiste anche un problema concreto da affrontare. A San Benedetto abbiamo oggettivamente due quartieri che necessitano di interventi specifici: la zona della stazione centrale e il quartiere Ponterotto. In questi casi la percezione lascia spazio a situazioni reali. Inoltre la città è densamente popolata e il tema della sicurezza viene avvertito in molti quartieri».

Quali strumenti concreti può mettere in campo l’amministrazione? Intendete richiedere un incremento delle forze dell’ordine sul territorio?

«Come amministrazione possiamo lavorare attraverso la polizia locale. Poi, dialogando con Questura e Prefettura e promuovendo tavoli di confronto, possiamo cercare di aumentare i presidi sul territorio. Tuttavia queste decisioni spettano al questore e al prefetto, non al sindaco».

Se da un lato la sicurezza dipende anche dalla presenza delle forze dell’ordine, dall’altro il Comune può intervenire sulla qualità degli spazi pubblici e dei servizi.

Quali aspetti intendete migliorare?

«C’è molto da migliorare: dall’illuminazione pubblica alla cura degli spazi comuni, fino al decoro urbano nel suo complesso. Una città ben tenuta e funzionale è una città più accogliente e vivibile, e questo contribuisce anche a rafforzare la percezione di sicurezza dei cittadini».

A proposito di accoglienza, San Benedetto del Tronto è una città a forte vocazione turistica e, proprio per questo, nel corso degli anni ha sviluppato una naturale capacità di apertura verso chi arriva da fuori. La città ospita inoltre una comunità straniera ben inserita nel mondo del lavoro: secondo i dati Istat del 2025, i residenti stranieri sono circa 3.200, pari al 6,8% della popolazione complessiva.

Se l’integrazione lavorativa appare nel complesso consolidata, è lecito chiedersi se lo stesso possa dirsi per quella sociale. Le famiglie straniere con figli dispongono di strumenti adeguati per favorire un’integrazione equilibrata? Esistono politiche e iniziative capaci di promuovere una reale partecipazione alla vita della comunità? E ancora, i ragazzi di seconda generazione hanno a disposizione, oltre alla scuola, occasioni formative, culturali e sociali che favoriscano una sana coesione e il senso di appartenenza al territorio?

Promuovere la conoscenza reciproca e la convivenza tra giovani provenienti da contesti diversi può infatti rappresentare un elemento importante per prevenire tensioni e conflitti durante l’età adolescenziale, contribuendo alla costruzione di una comunità più coesa e inclusiva.

«Sui contenuti dell’insegnamento scolastico non possiamo intervenire direttamente. Tuttavia saremo attenti a queste esigenze. L’assessore ai Servizi Sociali è molto sensibile a queste problematiche e lavoreremo insieme per fare del nostro meglio anche in questo ambito. In ogni caso, a San Benedetto non ho mai percepito particolari tensioni su questi temi. La nostra città è generalmente accogliente».

Restando sul tema della convivenza sociale, il quartiere Ponterotto lamenta da tempo problemi legati al decoro e alla sicurezza. Alcuni residenti individuano nella presenza della Caritas una delle cause delle difficoltà del quartiere, nonostante l’ente svolga un’importante attività di sostegno alle persone più fragili, spesso colmando carenze del sistema pubblico.

Cosa ne pensa?

«Credo che entrambe le parti abbiano le loro ragioni. Per questo abbiamo intenzione di creare un tavolo di confronto nel quale discutere le problematiche e individuare soluzioni condivise».

Se sicurezza, decoro e inclusione sociale contribuiscono a definire la qualità della vita di una città, anche lo sviluppo economico rappresenta un elemento fondamentale per il suo futuro. Per una realtà come San Benedetto del Tronto, infatti, crescita economica, occupazione e capacità di attrarre visitatori sono aspetti strettamente legati all’identità del territorio.

Da qui il passaggio a un altro tema centrale del programma amministrativo: l’economia cittadina. La vocazione produttiva di San Benedetto del Tronto ruota tradizionalmente attorno al turismo, alla pesca e al commercio. In questo contesto trova spazio il progetto “Botteghe in Centro”, pensato per valorizzare l’artigianato artistico e il Made in Italy attraverso la creazione di un vero e proprio centro commerciale naturale fondato sulla qualità.

Può spiegarci meglio in cosa consiste questo progetto?

«L’idea è favorire l’apertura di negozi che possano offrire servizi ai turisti ma anche raccontare le nostre tradizioni e la nostra cultura. Vogliamo creare attività che rappresentino un valore aggiunto per i visitatori e, allo stesso tempo, un beneficio per tutta la cittadinanza».

Tra gli obiettivi dell’amministrazione c’è anche la destagionalizzazione del turismo, considerata una leva importante per favorire occupazione e sviluppo economico.

Cosa significa concretamente?

«Per garantire un flusso turistico durante tutto l’anno dobbiamo puntare su eventi importanti che possano attirare visitatori anche fuori dalla stagione estiva. Servono spazi e strutture adeguate. Un esempio è la gara di ginnastica ritmica prevista per dicembre, che potrebbe portare in città tra le duemila e le tremila persone, offrendo opportunità alle strutture ricettive e contribuendo a far conoscere ulteriormente il nome di San Benedetto».

Le iniziative illustrate finora delineano un percorso di cambiamento per San Benedetto del Tronto. A questo punto nasce spontanea una domanda sul significato più profondo di questo mandato.

Come le piacerebbe essere ricordato alla fine della sua esperienza amministrativa?

«Mi piace l’idea di lasciare qualcosa ai cittadini. Vorrei che questa amministrazione riuscisse a imprimere un cambio di passo e a restituire alle persone ciò che nel tempo è stato progressivamente sottratto: spazi, decoro, bellezza e serenità. Per questo vorrei essere ricordato».

Per realizzare questi progetti servono naturalmente risorse economiche.

Ci sono fondi sufficienti?

«Qualcosa c’è, qualcosa bisogna trovare. I progetti sono tanti…».

A colpire, tuttavia, non sono soltanto i programmi e gli obiettivi, ma anche l’entusiasmo con cui vengono presentati. La sensazione è quella di trovarsi di fronte a un amministratore energico e profondamente legato alla propria città, animato dal desiderio di dedicare tempo, competenze e impegno al bene della comunità.

Il sindaco Nicola Mozzoni si presenta come un amministratore attento, concreto e disponibile al confronto, con un approccio che coniuga apertura al dialogo e senso di responsabilità istituzionale. Dalla conversazione emerge l’immagine di una guida chiamata a misurarsi con un insieme articolato di sfide, dalla gestione del territorio alle politiche di sviluppo locale.

La realizzazione degli obiettivi illustrati nel corso dell’intervista sarà naturalmente affidata ai prossimi anni e alla capacità dell’amministrazione di tradurre le intenzioni in interventi concreti.

Resta, in conclusione, il ringraziamento per la disponibilità concessa e l’augurio di buon lavoro nell’attuazione del programma amministrativo.

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Sono Ana

In questo spazio voglio raccontarvi storie vere, storie di persone che lavorano con le mani e con il cuore, che non si arrendono mai. Gente che, con passione e determinazione, ogni giorno costruisce il futuro delle Marche. Mani nelle Marche è un viaggio attraverso le comunità, quelle che, senza clamore, tendono la mano a chi è in difficoltà, convinte che nessuno debba restare indietro. Parlerò dell’altruismo di chi non si ferma, della forza di chi affronta le sfide quotidiane con il solo desiderio di fare la propria parte. Perché in queste terre, la voglia di farcela è il motore che muove tutto. E sono queste storie autentiche che voglio raccontarvi, storie che meritano di essere conosciute.  

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