Un sogno nato lontano e realizzato sulle colline di Massignano
Ho incontrato Teresa e Nicolò durante una manifestazione dedicata al Giro d’Italia, organizzata a Grottammare, dove il Giro-E aveva fatto una delle sue tappe. In quell’occasione la coppia esponeva i propri prodotti biologici e materiale informativo dedicato al progetto che da anni porta avanti sul territorio. Colpita dall’originalità della loro proposta, ho chiesto di poter approfondire la loro attività in un secondo momento.
Seguendo il consiglio di Teresa, sono tornata nel mese di giugno, nel periodo più suggestivo dell’anno: quello della fioritura della lavanda.
Il lavandeto in fiore e il regno degli impollinatori
Lo spettacolo che si presenta agli occhi è straordinario. Distese di lavanda dal viola intenso colorano la collina, mentre nell’aria si diffonde un profumo delicato e avvolgente. A rendere ancora più vivo il paesaggio è la presenza di una moltitudine di insetti impollinatori: farfalle, api e bombi si muovono incessantemente tra i fiori, impegnati nel loro lavoro.
Di fronte a una simile armonia si rimane inevitabilmente affascinati. Il ronzio delle api e il lieve battito d’ali delle farfalle accompagnano la visita, suggerendo quasi spontaneamente il tema iniziale della nostra conversazione. Mentre osserviamo il continuo movimento tra i filari, scopro che la lavanda è una pianta particolarmente amata dagli insetti impollinatori e che, nel periodo della fioritura, il lavandeto si trasforma in un prezioso punto di richiamo per numerose specie.
“Tra le farfalle che popolano questi campi” racconta Teresa “si distinguono il Macaone, dalle ali gialle e nere impreziosite da caratteristiche macchie rosse, il Podalirio, elegante e leggero nei toni del bianco e del nero, e la Vanessa cardui, riconoscibile per le sue sfumature arancioni e nere”.
“Accanto a loro” aggiunge, “si possono osservare api selvatiche, più piccole e scure, che vivono in totale libertà, e api allevate dagli apicoltori della Val Menocchia e delle vallate circostanti. Non mancano i bombi, anch’essi instancabili frequentatori dei fiori”. Tutti si spostano incessantemente da una pianta all’altra alla ricerca del nettare, contribuendo all’impollinazione senza mai infastidire i visitatori. Anzi, la sensazione è quella di essere noi gli ospiti nel loro mondo, accolti con naturalezza in un equilibrio dove ogni forma di vita trova il proprio spazio.
Da Milano alle Marche: una scelta di vita
Teresa, proprietaria del lavandeto insieme al marito Nicolò, è nata a Domodossola. Trasferitasi a Milano per studiare lingue all’università, ha conosciuto quello che sarebbe diventato il suo compagno di vita. Nel capoluogo lombardo ha vissuto per oltre quarant’anni e, dopo diverse esperienze professionali, è entrata nella scuola primaria come insegnante.
La conoscenza della lingua francese le ha permesso di viaggiare spesso in Francia, dove si è innamorata dei paesaggi della Provenza e delle sue celebri coltivazioni di lavanda.
Nicolò, invece, ha studiato fisica e ha lavorato per trent’anni in un ente pubblico di ricerca a Milano.
Dopo una lunga vita trascorsa in una grande città, entrambi hanno maturato il desiderio di trasferirsi in un luogo più tranquillo, immerso nella natura e lontano dal caos urbano. Cercavano un ambiente dove poter respirare aria pulita, valorizzare il territorio e instaurare con la natura un rapporto autentico e rispettoso.
La nascita del lavandeto
L’approdo sulle colline di Massignano è stato il risultato di una lunga ricerca condotta in diverse regioni italiane. Il loro obiettivo era realizzare un progetto di vita capace di unire benessere personale e valorizzazione ambientale.
Nel 2013 hanno acquistato il terreno e iniziato la coltivazione della lavanda. I primi anni non sono stati semplici. Entrambi privi di esperienza agricola, hanno dovuto imparare a conoscere il terreno, il suo pH, il clima locale e tutte le tecniche necessarie per ottenere coltivazioni sane e produttive.
Con pazienza, impegno e determinazione hanno acquisito competenze e costruito passo dopo passo il loro progetto. Per molto tempo hanno continuato a vivere e lavorare a Milano, raggiungendo Massignano durante le ferie e nei periodi liberi.
Successivamente Teresa ha ottenuto il trasferimento presso la scuola Moretti di San Benedetto del Tronto, dove ha insegnato per gli ultimi sei anni della sua carriera prima del pensionamento. La possibilità di vivere stabilmente nelle Marche ha consentito alla coppia di dedicarsi completamente al lavandeto e di creare solidi rapporti con la comunità locale.
Le varietà coltivate e la produzione
Le piante coltivate nel lavandeto sono il risultato di una selezione accurata maturata nel corso degli anni. Qui trovano spazio due tipologie principali: la Lavandula angustifolia, conosciuta anche come lavanda vera, che si riproduce tramite seme, e diversi ibridi chiamati lavandini, caratterizzati da cespugli più vigorosi e da una profumazione particolarmente intensa e persistente.
Tra questi ultimi sono presenti tre varietà differenti: una francese e due italiane, scelte per la loro adattabilità alle caratteristiche del terreno e del clima delle colline di Massignano.
Dalla lavorazione di queste piante si ottengono diversi prodotti, tra cui l’olio essenziale e l’acqua di lavanda, o idrolato, apprezzata come tonico naturale per la pelle. Entrambi derivano da un processo di distillazione in corrente di vapore.
L’olio essenziale possiede notevoli proprietà antinfiammatorie e calmanti. Pur non dovendo essere applicato direttamente sulla pelle in forma pura, può essere utilizzato in piccole quantità, ad esempio attraverso pratici stick per alleviare le punture di insetti o tramite inalatori per favorire la decongestione delle vie respiratorie.
La produzione comprende inoltre sacchetti profumati per gli ambienti domestici e saponette dedicate all’igiene personale.
Uno spazio aperto al territorio
La maggior parte dei prodotti viene acquistata direttamente nel lavandeto di Massignano. Solo occasionalmente Teresa e Nicolò partecipano a manifestazioni e fiere locali per far conoscere la propria attività.
Tra i progetti futuri vi è quello di aprire sempre più il lavandeto ad attività all’aperto, trasformandolo in uno spazio dedicato al benessere e alla socialità. Si pensa a incontri di yoga, ginnastica e pilates, a visite scolastiche e a momenti conviviali come aperitivi e apericena immersi nel profumo della lavanda.
La bellezza del luogo, la sua tranquillità e il contatto diretto con la natura lo rendono particolarmente adatto a questo genere di iniziative.
Il cuore della lavorazione
La visita si conclude nel piccolo negozio situato al centro del lavandeto. Qui Teresa mostra con orgoglio il distillatore e illustra il processo produttivo.
La distillazione avviene in corrente di vapore: il vapore generato nella caldaia attraversa i fiori di lavanda, estraendone le molecole aromatiche. Successivamente viene convogliato in una serpentina di raffreddamento, il condensatore, dove torna allo stato liquido, permettendo la separazione dell’olio essenziale dall’acqua aromatica.
Un patrimonio da conoscere e sostenere
Lasciamo il lavandeto cercando di immortalare con fotografie e ricordi tutta la sua bellezza. I campi, situati in altura e illuminati dal sole, beneficiano della brezza proveniente dal mare che si intravede poco distante. È una combinazione di colori, profumi e luce che restituisce un senso di pace difficile da descrivere.
Questo luogo rappresenta una delle meraviglie del nostro territorio: uno spazio da visitare, vivere e sostenere. Oltre alla bellezza del paesaggio, offre la possibilità di incontrare persone speciali come Teresa e Nicolò, che con il loro impegno hanno saputo valorizzare una terra che non li ha visti nascere ma che oggi possono considerare casa.
Il loro esempio insegna quanto sia importante prendersi cura dell’ambiente e contribuire alla crescita del territorio. Grazie alla loro passione, questo angolo delle colline marchigiane si è arricchito di un patrimonio naturale e umano che merita di essere conosciuto e preservato.

Contatti:
Telefono: 347 147 7072
Indirizzo: Contrada Marezi, 36 – MASSIGNANO (AP)
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