Habib, il kebab e il confine dell’identità: la sfida aperta nelle Marche

La Giunta regionale delle Marche ha approvato una proposta di legge per promuovere la vendita di prodotti tipici nei centri storici dei comuni marchigiani. Il provvedimento dovrà ora essere esaminato dall’Assemblea legislativa regionale.

Secondo il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, l’obiettivo è rafforzare l’identità culturale dei borghi e valorizzare le produzioni che rappresentano la storia e le tradizioni del territorio. Saranno poi i Comuni a individuare le aree in cui applicare eventuali misure di tutela.

La proposta ha però acceso il dibattito. Pur non prevedendo esplicitamente la chiusura di kebab, sushi bar o negozi etnici, c’è chi teme che la valorizzazione delle attività considerate “identitarie” possa tradursi in limitazioni per altre forme di commercio.

A questo punto sorge una domanda: chi decide cosa appartiene all’identità di una città?

A San Benedetto del Tronto, in via Montebello, il Doner Kebab è una delle tre attività cittadine specializzate nella vendita di kebab. Dietro il bancone lavora Habib Rahman, 21 anni, originario dell’Afghanistan e residente in città da circa tre anni.

Il padre gestisce il locale da quasi diciassette anni. Oggi l’attività dà lavoro a quattro persone e rappresenta la principale fonte di reddito della famiglia.

Habib parla di San Benedetto con affetto. «È una città tranquilla e pulita. Mi piace vivere qui». A differenza del fratello minore, trasferitosi in Germania, lui ha scelto di restare.

Nel locale non si servono soltanto kebab. Il menù comprende anche pizze, calzoni, hot dog e baklava, il tradizionale dolce preparato con pasta fillo e frutta secca. Le pizze, i calzoni e le salse vengono realizzati direttamente in negozio.

Quando parla del proprio lavoro, Habib trasmette entusiasmo. A 21 anni è già sposato, ma la moglie vive ancora in Afghanistan.

«Spero di poterla raggiungere o farla venire qui il prima possibile. Per adesso devo lavorare e risparmiare».

La sua storia racconta una realtà spesso assente dal dibattito politico. Attività come quella della sua famiglia non hanno sostituito la cultura locale: si sono integrate con essa, affiancando ai prodotti delle proprie tradizioni quelli della gastronomia italiana.

Per questo la discussione aperta dalla Regione Marche va oltre il commercio. Riguarda il significato stesso della parola identità. È qualcosa che si conserva immutabile nel tempo o qualcosa che si arricchisce attraverso gli incontri?

Mentre la politica cerca una risposta, Habib continua a preparare kebab, pizze e calzoni nel suo locale di via Montebello. E a costruire il proprio futuro in una città che ormai considera casa.

Lascia un commento

Sono Ana

In questo spazio voglio raccontarvi storie vere, storie di persone che lavorano con le mani e con il cuore, che non si arrendono mai. Gente che, con passione e determinazione, ogni giorno costruisce il futuro delle Marche. Mani nelle Marche è un viaggio attraverso le comunità, quelle che, senza clamore, tendono la mano a chi è in difficoltà, convinte che nessuno debba restare indietro. Parlerò dell’altruismo di chi non si ferma, della forza di chi affronta le sfide quotidiane con il solo desiderio di fare la propria parte. Perché in queste terre, la voglia di farcela è il motore che muove tutto. E sono queste storie autentiche che voglio raccontarvi, storie che meritano di essere conosciute.  

Let’s connect