Tra le aggraziate colline del Piceno sorge Offida, uno dei borghi più suggestivi delle Marche. Il suo centro storico, racchiuso tra antiche mura e caratterizzato da scorci di grande fascino, custodisce un patrimonio artistico e culturale che ne fa una delle mete più apprezzate della regione. Qui si trovano monumenti simbolo come la Chiesa di Santa Maria della Rocca e il Teatro Serpente Aureo, elegante teatro ottocentesco che conserva ancora il sipario raffigurante la leggenda del mitico Serpente Aureo, figura profondamente legata all’immaginario cittadino.
Accanto ai monumenti, Offida è conosciuta per un’altra eccellenza che ne identifica l’anima più autentica: il merletto a tombolo. Passeggiando per le vie del centro storico non è raro incontrare ancora oggi le merlettaie all’opera, impegnate a intrecciare fili e fuselli secondo una tecnica tramandata da generazioni. Il tombolo è il caratteristico cuscino cilindrico sul quale vengono fissati il disegno e gli spilli che guidano la lavorazione; attorno ad essi si muovono i fuselli, piccoli bastoncini di legno sui quali è avvolto il filo. Da questi movimenti nasce un merletto raffinato, simbolo dell’artigianato offidano.
Secondo la documentazione del Museo del Merletto e dell’Associazione Il Merletto di Offida, questa pratica iniziò a diffondersi già nel Quattrocento. Le fonti ricordano come due pittori legati alla città, il Maestro di Offida e Simone De Magistris, impiegassero nelle loro opere motivi decorativi ispirati ai primi pizzi realizzati localmente. Nel corso dei secoli la lavorazione si diffuse progressivamente, fino a diventare una risorsa economica fondamentale per molte famiglie e uno dei segni distintivi del territorio.
L’importanza di questa tradizione è tale che il Comune di Offida ha istituito un marchio di tutela del Merletto a Tombolo di Offida, destinato a salvaguardarne l’origine e le caratteristiche produttive. Ancora oggi il Museo del Merletto, ospitato a Palazzo De Castellotti-Pagnanelli, conserva manufatti storici, strumenti di lavoro, documenti e testimonianze che raccontano l’evoluzione di quest’arte nei secoli.
La fama del merletto offidano ha raggiunto anche il mondo dell’alta moda. Tra i pezzi più celebri custoditi nel museo vi è l’abito realizzato dalle merlettaie offidane per lo stilista Antonio Berardi e indossato dalla modella Naomi Campbell durante una sfilata londinese del 1997.
Uno dei motivi più caratteristici della lavorazione è il serpente, elemento ricorrente nell’immaginario offidano. Il tema richiama infatti la leggenda del Serpente Aureo, simbolo radicato nella cultura locale e ancora oggi rappresentato nel sipario storico del teatro cittadino. Secondo la tradizione popolare, il serpente era considerato un emblema di prosperità e buona sorte. Si ipotizza che il nome stesso di Offida possa essere collegato a termini antichi riferiti al serpente, ma si tratta di interpretazioni non documentate in modo definitivo e appartenenti più all’ambito della tradizione che a quello della storia accertata.
Per capire cosa rappresenti davvero il tombolo per Offida, però, non bastano i documenti. Occorre ascoltare chi questa tradizione la vive ogni giorno. È il caso di Giuseppina Vallati, una delle più esperte merlettaie del paese, che da quasi settant’anni intreccia fili e memoria.
Nata nel 1941, Giuseppina cresce in un contesto nel quale il tombolo è parte integrante della vita quotidiana. A Offida quasi tutte le donne conoscono quest’arte. Si lavora per preparare il corredo matrimoniale, ma anche per contribuire al bilancio familiare realizzando manufatti destinati alla vendita.
«Tutte le donne sapevano lavorare il tombolo», racconta. Una tradizione che nella sua famiglia si tramanda da generazioni: dalle nonne Maria e Nazzarena, alla madre Maria, fino a lei. Nel corso della vita Giuseppina ha a sua volta creato una famiglia e ha trasmesso questa antica arte alle proprie figlie, contribuendo a mantenere viva una tradizione che a Offida passa spesso di madre in figlia. Ancora oggi una di loro, quando gli impegni glielo consentono, la affianca nella realizzazione dei manufatti, aiutandola nei lavori di tombolo e condividendo con lei una passione che unisce le generazioni.
Il padre gestisce un negozio nel quale si vendono maglieria, tovaglie e altri articoli per la casa. Tra la merce esposta trovano spazio anche i merletti prodotti da Giuseppina e dalla madre. Le due realizzano angoli decorativi, centrini e inserti destinati a impreziosire tovaglie e biancheria.
La loro vita cambia improvvisamente nel 1959. Giuseppina ha appena sedici anni quando il padre muore. Tocca a lei assumersi la responsabilità dell’attività commerciale.
«Avevo paura, ma il negozio dava da vivere alla famiglia», ricorda.
Con l’aiuto della madre continua a portare avanti l’attività e, nei momenti liberi, non abbandona mai il tombolo. I fuselli continuano a muoversi dietro il bancone, tra una vendita e l’altra.
La madre è particolarmente apprezzata per i suoi centrini a forma di rosa, lavorazioni difficili e molto richieste. I clienti arrivano anche da fuori paese e spesso ordinano interi corredi matrimoniali. Per completarne uno serviva circa un anno di lavoro: lenzuola, tovaglie, centrini e ogni elemento necessario alla futura sposa.
Giuseppina ricorda anche come un tempo persino molti ragazzi imparassero a utilizzare i fuselli per guadagnare qualche soldo extra. Il tombolo era una competenza diffusa e profondamente radicata nella comunità.
Oggi, però, il contesto è cambiato. La tradizione del corredo è quasi scomparsa e con essa gran parte delle richieste che per decenni hanno sostenuto il lavoro delle merlettaie.
Da circa cinque anni Giuseppina ha scelto di dedicarsi esclusivamente agli articoli in tombolo. Ha abbandonato la vendita di altri prodotti e realizza soprattutto gioielli artigianali, piccoli centrini da ricordo, collane, orecchini e braccialetti destinati ai turisti e agli appassionati.
«Qualche tovaglia o qualche lenzuolo su ordinazione ancora li faccio», spiega, «ma oggi la richiesta è diversa».
La trasformazione non ha cancellato la tradizione; l’ha semplicemente adattata ai tempi. Il tombolo classico lascia spazio a nuove forme creative che consentono a quest’arte di continuare a vivere.
Per le sue creazioni Giuseppina utilizza refe di cotone, filo di viscosa metallizzata e fili di rame che fungono da sostegno nei modelli privi di montatura. I disegni vengono acquistati da Paola Scipi, oggi l’unica disegnatrice offidana che continua a progettare e mettere su carta i modelli tradizionali.
Molti schemi derivano dal motivo originario del serpente, chiamato anche “strada”, che rappresenta la base da cui si sviluppano varianti come Venezia, Rinascimento, Fortuna, Infinito e Piceno, tutti modelli storici della tradizione locale.
Anche gli strumenti si sono evoluti. Oggi i fili possono essere acquistati già preparati in matasse o “sigarette”; in passato, invece, occorreva districarli e avvolgerli manualmente, un lavoro lungo che richiedeva grande pazienza.
Mentre racconta la sua storia, Giuseppina continua a lavorare. Le mani si muovono rapide e sicure tra i fuselli. Ogni tanto alza lo sguardo e sorride, come a sottolineare un ricordo particolarmente caro. Non porta occhiali e conserva una precisione sorprendente. I fili sottilissimi scorrono tra le dita con la naturalezza di chi ha dedicato una vita intera a quest’arte.
La sua testimonianza racconta molto più di una tecnica artigianale: racconta il modo in cui una comunità sceglie di custodire ciò che ha ricevuto dal passato. Il tombolo di Offida non è rimasto fermo nel tempo, ma ha saputo cambiare insieme alle persone che lo lavorano. Dalla biancheria dei corredi matrimoniali agli oggetti più piccoli e contemporanei, dai fili di cotone ai gioielli intrecciati con gli stessi gesti antichi, questa arte continua a trovare nuove forme per esistere.
La storia di Giuseppina dimostra che una tradizione non sopravvive soltanto perché viene conservata, ma perché viene vissuta, adattata e trasmessa. Tra le sue mani e quelle delle figlie il filo non rappresenta solo un materiale da intrecciare, ma un legame tra generazioni, un patrimonio fatto di pazienza, creatività e appartenenza. A Offida il tombolo continua così a raccontare l’identità di un luogo: non una memoria chiusa nel passato, ma una presenza viva capace di rinnovarsi senza perdere la propria anima.




























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